About Me

Svizzero di nascita, cilentano di origine e versiliese d’adozione, Florian D'Angelo è un artista visivo e docente la cui ricerca spazia dalla fotografia d'arte e sociale alle frontiere dell'arte digitale. Ha conseguito la laurea all’Accademia di Belle Arti di Carrara discutendo la tesi “È soltanto una fotografia” e ha successivamente consolidato la propria formazione specialistica ottenendo la Laurea Magistrale in NTA (Nuove Tecnologie dell'Arte) presso la medesima istituzione, presentando il progetto di tesi “1.1 teratonnellate: il peso del silenzio”, un'indagine sulla materialità della tecnosfera in cui il silenzio diviene la vera e propria interfaccia interattiva dell'installazione. 
Dopo anni di dedizione alla fotografia tradizionale, la sua pratica artistica si è infatti evoluta abbracciando le New Media Arts. Attualmente progetta e sviluppa Immersive Environments, Interactive Video Installations e opere multimediali complesse, concentrando la sua ricerca estetica sul punto di collisione tra l'impronta umana e l'interazione digitale. 
Nel corso della sua carriera ha collaborato come fotografo al gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Firenze e dell’Istituto Storico della Resistenza Senese per la pubblicazione di “Poetiche e politiche del ricordo, memoria pubblica delle stragi nazifasciste in Toscana” (Carocci-Regione Toscana, 2005). 
Vanta inoltre esperienze professionali di prestigio, avendo lavorato come stampatore in collotipia presso la storica Azienda Fotografica Fratelli Alinari, come assistente per il fotografo e artista Massimo Vitali e, nel 2008, come grafico e fotografo per la monografia dello scultore Alberto Sparapani. 
Le sue opere sono state esposte in diverse mostre personali e collettive in Italia e in Svizzera. 
Dal 2018 unisce la produzione artistica all'impegno in ambito formativo, ricoprendo il ruolo di Referente per l'indirizzo Audiovisivo e Multimediale presso il Liceo Artistico "Carlo Piaggia" di Viareggio.

Swiss by birth, with origins from Cilento and adopted by Versilia, Florian D'Angelo is a visual artist and educator whose research ranges from fine art and social photography to the frontiers of digital art. He graduated from the Academy of Fine Arts in Carrara with a thesis titled “È soltanto una fotografia” (It is just a photograph) and subsequently consolidated his specialized training by earning a Master's Degree in NTA (New Technologies of Art) at the same institution, presenting the thesis project “1.1 teratonnellate: il peso del silenzio” (1.1 teratonnes: the weight of silence), an investigation into the materiality of the technosphere where silence becomes the actual interactive interface of the installation. 
After years of dedication to traditional photography, his artistic practice has evolved to embrace New Media Arts. Currently, he designs and develops Immersive Environments, Interactive Video Installations, and complex multimedia artworks, focusing his aesthetic research on the collision point between the human footprint and digital interaction. 
Throughout his career, he has collaborated as a photographer with the research group of the University of Florence and the Historical Institute of the Sienese Resistance for the publication of “Poetiche e politiche del ricordo, memoria pubblica delle stragi nazifasciste in Toscana” (Carocci-Regione Toscana, 2005). 
He also boasts prestigious professional experiences, having worked as a collotype printer at the historic Fratelli Alinari Photographic Company, as an assistant to the fine art photographer Massimo Vitali, and, in 2008, as a graphic designer and photographer for the monograph of the sculptor Alberto Sparapani. 
His works have been exhibited in various solo and group exhibitions in Italy and Switzerland. 
Since 2018, he has combined his artistic production with his commitment to education, holding the position of Coordinator for the Audiovisual and Multimedia department at the "Carlo Piaggia" Art High School in Viareggio.

STATEMENT

Un paesaggio, un rumore, una lettura, l’ascolto di una canzone, di un podcast, la visione di un film, una chiacchierata tra amici o sconosciuti, un odore. Sono le esperienze quotidiane, anche le più banali, a stimolare in me curiosità. Lo studio e l'approfondimento successivi, inevitabilmente, suscitano riflessioni sulla contemporaneità. Riflessioni e quesiti che traduco in progetti fotografici, installazioni interattive e in immagini in movimento. Questo, in fondo, credo sia lo scopo di ogni prodotto artistico: Suscitare domande. Domande a cui ognuno, per esperienze personali vissute, troverà liberamente le proprie risposte che non saranno mai univoche e definitive. In tutte le mie opere, che si tratti di fotografia o di ambienti digitali multimediali, è sempre presente, in modo ossessivo, la preparazione e lo studio del risultato finale. Nulla è casuale. Dal posizionamento della camera o della reflex, per ottenere composizioni razionali, geometriche e formali, alla gestione della luce e alla sovraesposizione dei colori per creare atmosfere irreali e enfatizzare un'estetica metafisica, minimalista e silenziosa. La natura antropica invasa, sfruttata, modificata e inquinata dall'uomo è sicuramente il tema più ricorrente nei miei progetti da quando nel 2002 ho documentato il disastro ambientale in Galizia in seguito alla fuoriuscita di petrolio dalla nave Prestige. Una ricerca che oggi si espande attraverso i nuovi linguaggi tecnologici, fondendo il rigore visivo della fotografia con la drammaticità dinamica dei flussi digitali in tempo reale

A landscape, a noise, a reading, listening to a song or a podcast, watching a film, a chat with friends or strangers, a scent. These are everyday experiences, even the most mundane ones, that spark my curiosity. The subsequent study and deeper exploration inevitably give rise to reflections on contemporary times. Reflections and questions that I translate into photographic projects, interactive installations, and moving images. This, ultimately, I believe is the purpose of any artistic work: to provoke questions. Questions to which everyone, based on their lived personal experiences, will freely find their own answers — never singular or definitive. In all my works, whether in photography or multimedia digital environments, there is always an obsessive preparation and study of the final result. Nothing is left to chance. From the positioning of the camera or reflex to achieve rational, geometric, and formal compositions, to light management and the overexposure of colors to create surreal atmospheres and emphasize a metaphysical, minimalist, and silent aesthetic. Anthroposenic nature — invaded, exploited, modified, and polluted by humanity — is certainly the most recurring theme in my projects ever since I documented the environmental disaster in Galicia in 2002 following the oil spill from the Prestige tanker. A research that today expands through new technological languages, merging the visual rigor of photography with the dynamic drama of real-time digital flows.